MAMMIFERI DEL SALVIANO

Scoiattolo rosso o comune – Sciurus vulgaris

scoiattoloAtlante della Fauna selvatica italiana – Mammiferi

Classificazione sistematica e distribuzione

Classe: Mammiferi
Ordine:  Roditori
Famiglia:  Sciuridi
Genere: Sciurus
Specie: vulgaris

Diffuso in Europa ed Asia settentrionale, dal Caucaso al Giappone ed alla Cina. In Italia è presente sia sulle Alpi che sugli Appennini con diverse sottospecie; assente sulle isole.
In Italia ci sono tre sottospecie di scoiattolo rosso: nel nord troviamo Sciurus vulgaris fuscoater, la sottospecie diffusa anche in gran parte dell’Europa centrale e orientale, mentre nel centro e nel sud vi sono due sottospecie endemiche, presenti quindi solo in Italia, rispettivamente Sciurus vulgaris italicus e Sciurus vulgaris meridionalis.
Le sottospecie del centro e del nord Italia sono caratterizzate da una colorazione molto variabile del mantello dorsale, così come indicato in precedenza, mentre la sottospecie del sud, presente esclusivamente in Calabria, è completamente nera con ventre bianco.

Caratteri distintivi

Lunghezza testa-corpo 19-29 cm; coda 14-34 cm; piede posteriore 5,2 -6 cm; peso 240-490 grammi. Corpo slanciato, testa rotonda con muso breve, occhio e orecchie grandi provviste all’apice di un ciuffo di peli. Arti posteriori più lunghi di quelli anteriori. Le zampe anteriori presentano cinque dita provviste di unghie forti e ricurve, quelle posteriori sono più strette e lunghe. La coda è interamente ricoperta da pelo e viene portata ricurva sul dorso. La colorazione del mantello, molto variabile, è essenzialmente bruno rossastra con parti inferiori bianche (estate); in inverno invece il colore dominante è il grigio.

Biologia

L’habitat naturale dello scoiattolo è rappresentato da boschi e foreste sia di conifere sia di latifoglie. Frequenta anche, se pur in minor modo, i margini di zone coltivate e quando non è disturbato anche i giardini all’interno dei centri abitati. Si può spingere anche fino a quote di 2.000 m s.l.m.
Ha abitudini diurne e passa la notte all’interno di cavità di alberi. Durante la stagione buona accumula una grande quantità di alimenti per trascorrere l’inverno e il letargo. E’ un grande arrampicatore e saltatore. Non è molto gregario. La maturità sessuale viene raggiunta ad un anno di vita e durante il periodo degli accoppiamenti (gennaio – luglio) i maschi combattono per le femmine. La femmina partorisce, dopo circa 4-5 settimane di gestazione, 4-6 piccoli ciechi e nudi per 5-6 settimane, la maturità sessuale viene raggiunta a circa 7-8 settimane. Lo scoiattolo si ciba essenzialmente di vegetali: gemme, germogli, erbe, funghi, etc. ma può completare la sua dieta con piccoli animali, uova, insetti.


Capriolo – Capreolus capreolus

Atlante della Selvaggina Sistematica

10- CaprioloClasse: Mammiferi (4 mammelle)
Superordine: Ungulati (appoggia su unghielli)
Ordine: Artiodattili (ung. con un numero pari di dita)
Sottordine: Ruminanti (apparato digerente poligastrico)
Famiglia: Cervidi (palchi caduchi e solo nei maschi)
Sottofamamiglia: Odocoileini
Genere: Capreolus
Specie: capreolus (Linneo, 1758)

Caratteri distintivi

Riproduzione – luglio*/agosto*, eccez. Nov**/Dic**.
Gestazione – *280 giorni oppure **160 /170 giorni
Numero cuccioli – 2
Primi passi – entro un’ora
Svezzamento – 3-4 mesi
Maturità sessuale – 12-16 mesi, sociale 3 anni
Longevità – 14-17 anni

Di corporatura medio piccola il capriolo é un cervide molto “elegante”, il M. può pesare dai 20 ai 35 Kg per un altezza al garrese dai 70 ai 77 cm ed una lunghezza di oltre 115 cm; la F. é di dimensioni più ridotte, il peso infatti varia dai 18 ai 28 Kg, l’altezza dai 60 ai 70 cm e la lunghezza ad oltre 105 cm. Il capriolo assume nel corso dell’anno due mantelli che si alternano con due “mute”, una autunno/invernale Ottobre/Novembre di colore tipicamente grigio-bruna, che mette in forte risalto la zona perianale caratterizzata dalla presenza di un area di pelo bianco cangiante detta “specchio” a forma di rene nel M., e a forma di cuore o tondeggiante nella F.; una primaverile Aprile/Maggio, con sostituzione del pelo invernale con mantello a colorazione giallo-arancione vivo. E’ caratteristico il mantello giovanile marrone scuro pomellato lungo i fianchi (Bambi) che si mantiene per circa due mesi. Solo il maschio porta il palco costituito da due stanghe dalle quali si diramano due o tre punte in relazione allo sviluppo e all’età dell’animale. Le tre punte dall’anteriore alla posteriore si dicono rispettivamente Oculare, Vertice e Stocco. Il trofeo cade e ricresce annualmente. Caratteristica saliente nel capriolo é la gestazione che possiamo suddividere nel caso del “regolare” accoppiamento estivo in due fasi:1°fusione delle cellule,formazione embrione e quiescenza dello stesso fino a gennaio; 2° ripresa a gennaio dello sviluppo del feto fino al parto. In Italia viveva un tempo praticamente su tutta la penisola, dalle pianure fino alla media montagna, attualmente lo troviamo su tutto l’arco alpino e in maggior consistenza sulle Alpi centro/orientali, su tutto l’Appennino dal Ligure-Tosco-Emiliano fino al massiccio montuoso della Calabria e questo in forza alle reintroduzioni fatte negli ultimi trent’anni. Vive nei nei boschi d’alto fusto, caducifoglie ricchi di sottobosco, nei cedui misti a coltivi. Le esigenze alimentari configurano il capriolo come un ruminante brucatore selettivo di alimenti facilmente digeribili e concentrati ad alto contenuto energetico e basso contenuto di fibra grezza: germogli, gemme, fiori, bacche,frutta, tenere cortecce ed erbe. E’ un animale molto territoriale.

NOTA: Sono state individuate tre sottospecie in relazione alla distribuzione geografica.

  • C. capreolus capreolus (Linneo, 1758), che è il capriolo europeo, presente in Europa e in Asia Minore, la cui popolazione può essere ulteriormente suddivisa in 12 sottogruppi.
  • C. capreolus pygargus (Pallas, 1771), che è il capriolo siberiano, presente nel sud-est europeo e nella parte dell’Asia che si estende fino alla Corea. Rispetto al capriolo europeo, esso ha dimensioni molto maggiori.
  • C. capreolus bedfordi (Thomas, 1908), che è il capriolo cinese e che ritroviamo in Manciuria, Corea e nel nord-est della Cina. In questo caso, i dati biometrici risultano intermedi fra il capriolo siberiano e quello europeo (Von Raesfeld, 1985).

Cinghiale – Sus scrofa

cinghialeAtlante della Selvaggina Sistematica
Classe: Mammiferi
Superordine: Ungulati (appoggia su unghielli)
Ordine: Artiodattili (ung. con un numero pari di dita)
Sottordine: Suiformi
Famiglia: Suidi
Genere: Sus
Specie: scrofa (Linnaeus, 1758)

Caratteri distintivi

Riproduzione – ottobre/gennaio
Gestazione – 112-115 giorni
Numero cuccioli – 2-4
Svezzamento – circa 2 mesi

Maturità sessuale:
– Maschi 10 mesi, sociale 3-4 mesi
– Femmine 11-14 mesi in relazione al peso

Longevità – oltre 10 anni

I soggetti che non hanno subito meticciamento con il maiale hanno un peso che non supera i 60 Kg per i maschi ed i 40 Kg per le femmine. Durante l’anno il cinghiale alterna due mantelli, uno estivo ed uno invernale. Entrambi hanno una colorazione nera o bruciata, ma il primo e’ costituito da setole meno fitte. Abitudine particolare del cinghiale, comune al cervo, e’ l’insoglio. Esso non e’ altro che un bagno di acqua e fango che gli animali hanno necessita’ di fare per liberarsi dai parassiti e dallo sporco o per rinfrescarsi durante i periodi caldi. Dal punto di vista alimentare il cinghiale e’ un onnivoro, quindi la sua dieta puo’ essere molto varia (radici, tuberi, frutti, invertebrati, piccoli mammiferi, carcasse di animali e anche mammiferi di maggiori dimensioni feriti e quindi facili da predare in gruppo). Tipico e’ il grufolare, cioe’ l’abitudine di cercare cibo nel suolo usando il grugno per rivoltare il terreno.
Anche la dentatura denota abitudini alimentari varie. Infatti le sue tavole dentarie permettono il trituramento di alimenti vegetali ma anche lo sfibramento delle carni. E’ dotato inoltre di particolari canini: gli inferiori si chiamano zanne e soprattutto nel maschio sporgono vistosamente dalla rima labiale e sono ricurvi verso l’alto. Quelli superiori si chiamano coti e sono di dimensioni piu’ ridotte. Coti e zanne costituiscono il trofeo del cinghiale e vengono tanto piu’ valutati quanto piu’ lunghi e di maggiore diametro sono.
Riguardo a questa specie va fatta una importante precisazione. Sul nostro territorio e’ ormai molto raro trovare animali che non abbiano subito meticciamento con il maiale. Questo per errori gestionali ed il rilascio (volontario e non) di suini domestici sul territorio. Le caratteristiche che ci devono far sospettare il meticciamento sono:

  • maggiore prolificita’ (anche 12-14 cuccioli/parto);
  • maggiori dimensioni e peso (anche superiore ai 150 Kg);
  • i quarti anteriori tendono a perdere imponenza a favore di quelli posteriori (la sagoma di un cinghiale puro e’ “tendenzialmente” sbilanciata verso le spalle e la testa);
  • la coda, ritta nel puro, puo’ presentarsi attorcigliata;
  • le orecchie, di ridotte dimensioni e ritte nel puro, possono essere di maggiori dimensioni e addirittura ripiegate;
  • le zanne possono risultare piu’ lunghe ma piu’ sottili;
  • il colore del mantello puo’ essere alterato e le setole rade;
  • anche le carni perdono il tipico colore rosso per schiarirsi e tendere al rosa;
  • nei cuccioli meticci puo’ mancare la tipica striatura.

NOTA: in Europa sono presenti tre sottospecie e piu’ precisamente in cinghiale Maremmano (Sus scrofa majori), quello sardo (Sus scrofa meridionalis) e quello Centroeuropeo (Sus scrofa scrofa) che rappresenta la sottospecie nominale. Visto il grande areale di distribuzione occupato dalla specie, sono presenti altre sottospecie come ad esempio in Nord Africa ed Europa dell’Est.


Istrice – Hystrix cristata

Atlante della Fauna selvatica italiana – Mammiferi

istriceClassificazione sistematica e distribuzione

Classe: Mammiferi
Ordine: Roditori
Famiglia: Istricidi
Genere: Hystrix
Specie: cristata

Diffuso in Africa ed in alcune zone dell’Europa mediterranea (Albania e penisola Balcanica). In Italia è presente nelle regioni centro-meridionali ed in Sicilia. In genere lo si ritrova negli stessi ambienti frequentati dal coniglio selvatico.

Caratteri distintivi

Lunghezza testa-corpo 50-70 cm; coda 4-6cm;peso 10-15kg. Presenta una forma generale del corpo globosa con la parte posteriore più sviluppata data la notevole lunghezza degli aculei. Gli aculei sul dorso,i lati del corpo e la coda, si colorano di nerastro corneo, più o meno intenso, con striature biancastre che conferiscono alla regione aculeata un aspetto striato di bianco. Testa tozza con occhi piccoli e orecchie invisibili perché coperte dalle setole.

Biologia

L’habitat naturale dell’Istrice è rappresentato da pianure e colline in prossimità di terreni coltivati; comunque dove sia possibile scavare profonde tane. Animale con sviluppatissimo senso dell’olfatto, a differenza della vista e dell’udito. Data la sua mole è molto goffo nei movimenti. Ha abitudini crepuscolari e notturne. La maturità sessuale viene raggiunta a circa un anno di età; il periodo degli amori va da aprile a maggio. La femmina, dopo una gestazione di circa 70 gg. dà alla luce da 2 a 4 cuccioli in un covo dentro la tana tappezzato do foglie secche. I piccoli diventano autonomi a 2-3 mesi di vita. La vita media si aggira intorno ai 10-15 anni. Con l’arrivo del freddo l’Istrice si rifugia nella tana fino alla primavera senza cadere in un vero e proprio letargo. L’alimentazione varia è essenzialmente vegetariana (frutta,radici,cereali,tuberi,pannocchie di granturco).


Lupo – Canis lupus

lupoAtlante della Fauna selvatica italiana – Mammiferi

Classificazione sistematica e distribuzione

Classe: Mammiferi
Ordine: Carnivori
Famiglia: Canidi
Genere: Canis
Specie: lupus

Negli ultimi anni si è verificato un notevole calo demografico e attualmente possiamo riscontrare la specie solamente in penisola Iberica, in zone ristrette dei Pirenei, Francia centro-meridionale, Balcani, Scandinavia settentrionale e Lapponia, Europa centro-occidentale, Russia, Caucaso e Siberia. In Italia esistono oggi (2007) circa 500 esemplari di lupo (con la sottospecie Canis lupus italicus), ma secondo gli esperti gli esemplari di questa specie garante della qualità dell’ambiente e degli ecosistemi in cui vive, non hanno ancora raggiunto un numero sufficiente da assicurare la loro sopravvivenza nel lungo periodo. Rispetto al passato, però, sono stati fatti passi in avanti: dal 1974, quando si contavano soltanto 100 esemplari, sono stati fatti molti passi avanti, creando le codizioni per un ripopolamento. Il lupo è tornato a popolare le Alpi italiane, mentre la sua costante presenza è stata accertata anche sulla dorsale appenninica, sino alla media e bassa collina. Prima causa di mortalità del lupo risulta il braconaggio, che incide per il 20% annuo.

Caratteri distintivi

A causa della notevole somiglianza con il cane lupo e della grande variabilità di caratteri presentata dalla specie risulta difficile fornire sicuri parametri distintivi. Le caratteristiche morfologiche principali sono: Lunghezza 100-150 cm, coda 30-40 cm, altezza alla spalla 70-80 cm, peso 25-50 kg; Presenta forme slanciate e dimensioni medio-grandi, testa con muso allungato, occhi di media grandezza con pupilla rotonda, orecchie relativamente grandi ed erette.

Biologia

L’habitat naturale del Lupo è rappresentato dalle zone boscose in generale ma è capace di adattarsi anche ad ambienti diversi, purché ampi e selvaggi. In Italia vive in una fascia compresa tra gli 800 e i 2000m di altitudine. Si configura come predatore notturno con un territorio di caccia che va da 200 a 800 kmq; ha buon udito e buon olfatto. Vive solitario o in coppie, in inverno in piccoli gruppi (6-14 individui) articolati in ranghi molto stretti dovuti a classi di età e robustezza; la suddivisione dei ruoli gerarchici appare nella sua massima espressione durante la caccia, che viene condotta mediante l’inseguimento oppure abbinando quest’ultima tattica all’agguato. La stagione degli amori va da febbraio ad aprile; la maturità sessuale viene raggiunta a 22 mesi e la gestazione è di 60 giorni, dopo tale periodo vengono alla luce 4-5 cuccioli; specie monogama. La dieta varia a seconda degli ambienti frequentati e dalla stagione. Il Lupo si nutre di animali selvatici e in mancanza di questi di Anfibi, Rettili, topi, Molluschi ed altri invertebrati. Molto spesso si rivolge verso gli animali domestici a causa della maggiore facilità con cui questi possono venire catturati.


Orso bruno – Ursus arctos

Atlante della Fauna selvatica italiana – Mammiferi

orsoClassificazione sistematica e distribuzione

Classe: Mammiferi
Ordine: Carnivori
Famiglia: Ursidi
Genere: Ursus
Specie: arctos

Distribuzione

La specie è diffusa in Austria e Pirenei, Alpi italiane (Trentino), Abruzzo (Orso bruno marsicano – Ursus arctos marsicanus), Jugoslavia, Albania, Grecia, Ungheria, Scandinavia, Polonia, Russia settentrionale, Caucaso, Turchia, montagne dell’Asia centrale e India settentrionale.

Caratteri distintivi

Lunghezza testa corpo 150-250 cm, coda 6-19 cm, altezza alla spalla 75-90 cm, peso 50-300 kg. In Italia risulta il mammifero terrestre di maggiori dimensioni.

Forma generalmente massiccia e pesante, muso appuntito, orecchie brevi ed arrotondate. Arti relativamente corti, piedi plantigradi con unghie lunghe ben visibili. Mantello bruno più o meno chiaro con variazioni individuali.

Progetto reintroduzione dell’Orso bruno sulle Alpi centrali >>>

Biologia

L’habitat naturale dell’Orso bruno risultano le montagne boscose e rocciose, poco frequentate dall’uomo; predilige aree in cui vi siano abbondanti corsi d’acqua. Ha abitudini prevalentemente notturne benché si muova anche di giorno; corre, nuota si arrampica bene sugli alberi. Trascorre gran parte dell’inverno in rifugi situati in grandi cavità rocciose. Il periodo degli amori va da Aprile ad agosto, la gestazione dura 7-8 mesi; dopo tale periodo vengono partoriti in tana 3-4 cuccioli; Essi hanno occhi chiusi per un mese, vengono allattati per 3-4 mesi e risultano autosufficienti ad un anno e mezzo/due di età. Lo specchio trofico dell’Orso varia dalla frutta, tuberi e bulbi a larve di api, miele, Pesci, Anfibi, Rettili, Mammiferi; può attaccare gli animali domestici.

Orso Bruno Marsicano (Ursus arctos marsicanus Altobello)

La specie, un tempo diffusa in tutta la zona ad est degli Appennini dalle Marche alla Puglia, attualmente è confinata in una ristretta porzione degli Appennini centrali (50-80 esemplari).
In media gli esemplari maschi pesano fra i 95 e i 150 kg e raggiungono in posizione eretta un’altezza di 1,8-1,9 metri, mentre le femmine sono solitamente del 25% più piccole sia in termini di dimensioni che di peso. Rispetto alle altre sottospecie di orso bruno (Ursus arctos arctos) ha dimensioni relativamente più piccole.
Presenta corporatura abbastanza tozza e tarchiata, anche se più slanciata rispetto a quella di altre sottospecie d orso bruno di maggiori dimensioni. La testa è grande e tondeggiante, con muso cilindrico e piuttosto schiacciato dotato di un grosso tartufo nerastro. Il pelo è bruno-fulvo uniforme su tutto il corpo, con tendenza all’inscurimento sulla parte distale degli arti, i quali sono grossi e forti. Gli occhi sono piccoli e di color nocciola, mentre le orecchie sono anch’esse piccole e di forma arrotondata, poste leggermente ai lati del cranio. La coda è ridotta ad un misero moncherino di meno di 10 cm.