LATIFOGLIE SALVIANO

Acero campestre – Acer campestre L.

Atlante degli alberi – Piante forestali

acerocampestrefruttiClassificazione, origine e diffusione

Divisione: Spermatophyta
Sottodivisione: Angiospermae
Classe: Dicotyledones
Famiglia: Aceraceae

Pianta spontanea diffusa in tutta Europa in pianura e nei boschi sino a 1000 m. In Italia è presente in tutte le regioni.

Foglia e frutti di Acero campestre

Caratteristiche generali

Dimensione, tronco e corteccia: Non supera i 20 metri di altezza, chioma densa e regolarmente espansa in tutte le direzioni.

Foglie: Fogli decidue, palmate , a 5 lobi arrotondati.

Strutture riproduttive: Fiori unisessuali e bisessuali giallognoli portati in corimbi eretti ,si sviluppano durante la fogliazione. Il frutto è un samario con ali a 180°.

Usi

Specie ornamentale utilizzata nei giardini e nei parchi (tollera bene le potature). Un tempo veniva usato per sostenere i filari di vite, specie in Emilia. Il legno era impiegato per la costruzione di utensili per l’agricoltura e arnesi da cucina.


Biancospino – Crataegus monogyna Jacq.

biancospinsigAtlante degli alberi – Piante forestali

Classificazione, origine e diffusione

Divisione: Spermatophyta
Sottodivisione: Angiospermae
Classe: Dicotyledones
Famiglia: Rosaceae

Il Biancospino è un arbusto o talvolta alberello conosciut fin dall’antichità. E’ comune nelle macchie e ai margini dei boschi. Il suo nome scientifico deriva dal greco “kràtaigos” che significa “forza e robustezza”, a causa della durezza del suo legno. E’ diffuso in tutta l’Italia (anche nelle isole), dalle zone pianeggianti fino a 1.500 m di quota; è comune tra le specie arbustive del sottobosco, ai margini dei boschi o nei pascoli arborati, riesce a colonizzare i pendii erbosi.
Biancospino – Crataegus monogyna Jacq.

Caratteristiche generali

Dimensione e portamento: Arbusto o alberello spinoso di forma molto variabile. Raramente negli esemplari arborei raggiunge altezze di 10 m ed ha una crescita lenta.

Tronco e corteccia: I rami sono molto spinosi, prima bruno-rossicci e lisci poi grigi.

Foglie: Caduche, alterne e di forma molto variabile; lamina ovoidale a lobi acuti (da 3 a 7) e base tronca o cuneata; il margine fogliare è dentellato solo all’apice; la pagina inferiore è più chiara.

Strutture riproduttive: I fiori sono ermafroditi a cinque petali biancastri, riuniti in gruppi. I fiori compaiono in aprile-maggio e presentano peduncoli lanosi. I frutti sonocostituiti da piccoli pomi ovoidali con diametro di circa 1 cm., a fine estate rossi; contengono un solo seme.

Usi

I frutti vengono impiegati a scopo alimentare; le foglie ed i fiori sono utilizzate a scopo medicinale per le loro proprietà antispasmodiche, cardioattive ed ipotensive. Specie simile ma meno frequente è il Crataegus laevigata Poir. e l’Azzeruolo (C. azarolus L.). Altra specie è il Crataegus lavallei (Biancospino di Lavalle), originario della Francia (ibrido tra il C. crus-gallo e il C. mexicana) con frutti un po’ più grandi.


Maggiociondolo – Laburnum anagyroides Medik

Atlante degli alberi – Piante forestali

maggiociondoloClassificazione, origine e diffusione

Divisione: Spermatophyta
Sottodivisione: Angiospermae
Classe: Dicotyledones
Ordine: Fabales
Famiglia: Fabaceae

Il Maggiociondolo è un albero originario dell’Europa meridionale, dal sudovest della Francia ai Balcani. In Italia è presente in tutte le regioni, escluse le isol. Simile è il Maggiociondolo alpino, che vive a un dislivello altitudinale superiore.

Caratteristiche generali

Portamento, tronco e corteccia: alberello alto fino a 8 metri, con chioma irregolare; il tronco è diritto, spesso policormico, rivestito di una scorza verdastra con lenticelle grigiastre. I giovani rametti sono ricoperti di una fitta peluria grigiastra.
Foglie: le foglie sono decidue, alterne, dotate di lungo picciolo e composte da tre segmenti ellittici a margine intero, lunghi fino a 6 cm.
Strutture riproduttive: I fiori sono di color giallo, riuniti in racemi densi, pendenti e lunghi fino a 30 cm. Il frutto è un legume lungo 5 cm, di forma irregolare.

Usi

Il legno del maggiociondolo è molto duro, scuro e viene usato in liuteria. Le parti verdi della pianta e i semi contengono citisina, alcaloide tossico che provoca vomito, diarrea e paralisi respiratoria.


Pioppo tremolo – Populus tremula L.

pippo tremoloAtlante degli alberi – Piante forestali

Classificazione, origine e diffusione

Divisione: Spermatophyta
Sottodivisione: Angiospermae
Classe: Dicotyledones
Famiglia: Salicales

Originaria dell’Europa e della Siberia. E’ diffusa soprattutto in ambiente collinare e montano sino a 2.000 m di quota. Il suo nome è dovuto alla facilità con cui le foglie si muovono alla più debole brezza a causa del picciolo lungo e sottile.

Caratteristiche generali

Dimensione e portamento: Alto fino a 20 metri, pollonifero. Chioma di colore verde chiaro.
Tronco e corteccia: Tronco diritto o sinuoso, con corteccia sottile, liscia e verdognola, che con l’età si screpola e diventa grigiastra.
Foglie: Foglie decidue, semplici, rotonde o ovali, con margine dentato. La pagina inferiore è verde-grigiastra e pubescente. Il picciolo è molto lungo (6-7 cm) e appiattito.
Strutture riproduttive: Pianta dioica, con fiori unisessuali su piante diverse. I frutti sono capsule che maturano liberando piccoli semi piumosi.

Usi

Il legno chiaro e leggero trova impieghi simili a quelli degli altri pioppi. Utilizzato nella riforestazione naturale di pendii franosi per il suo comportamento pioniere. Utilizzato anche come specie ornamentale.


Roverella – Quercus pubescens Willd

roverella

Tronco di Roverella (foto http://luirig.altervista.org)

Atlante degli alberi – Piante forestali

Classificazione, origine e diffusione

Divisione: Spermatophyta
Sottodivisione: Angiospermae
Classe: Dicotyledones
Famiglia: Fagaceae

Originaria dell’Europa meridionale e dell’Asia Minore. E’ la quercia più comune in Italia, presente in tutte le regioni.

Caratteristiche generali

Dimensione e portamento: Non supera i 20 metri di altezza. Molto pollonifero.
Tronco e corteccia: Presenta un fusto contorto, corto, con branche sinuose e rami sottili. Corteccia grigio-brunastra, molto rugosa e fessurata.
Foglie: Foglie decidue, semplici, lamina ovoidale allungata, lobata a lobi arrotondati.
Strutture riproduttive: Pianta monoica a fiori unisessuali; il frutto è una ghianda con pericarpio ovoide, di colore bruno lucido a maturità.

Usi

Il legno di Roverella è simile a quello di Farnia, anche se più irregolare e di più difficile lavorazione. Viene usato per le traverse ferroviarie e come combustibile.


Castagno – Castanea sativa Mill

Atlante degli alberi – Piante forestali

castagnoClassificazione, origine e diffusione

Divisione: Spermatophyta
Sottodivisione: Angiospermae
Classe: Dicotyledones
Famiglia: Fagaceae

Il Castagno è una pianta originaria dell’Europa meridionale, Nord Africa e Asia occidentale. I castagneti da frutto sono ormai notevolmente ridotti in Italia, anche se in questi ultimi anni si sta assistendo ad un tentativo di recupero non solo ai fini produttivi.

Caratteristiche generali

Dimensione e portamento: Pianta con chioma conico-piramidale nei giovani esemplari, con tendenza a diventare espansa, globosa ed irregolare negli esemplari adulti. Alto fino a 25 metri.
Tronco e corteccia: Fusto diritto, ramificato nella parte medio alta. La scorza è brunastra con sfumature grigiastre negli esemplari adulti, grigio-nocciola in quelli giovani.
Foglie: Pianta a foglie caduche, con margine seghettato e apice appuntito. Le foglie sono di colore verde intenso e lucide, più chiare nella parte inferiore.
Strutture riproduttive: Pianta monoica. Le infiorescenze maschili sono rappresentate da spighe lunghe 10-20 cm di color giallo-verdastro. Quelle femminili sono costituite da fiori singoli o riuniti a gruppi di 2-3 posti alla base delle infiorescenze maschili. La fioritura si ha in piena estate. Il frutto è rappresentato da una noce detta castagna, interamente rivestita da una cupola spinosa, detta riccio.

Usi

L’impiego più antico del castagno è quello alimentare. Le castagne sono ricche di amido e in molte zone montane d’Italia hanno rappresentato, fino agli anni ’50, la principale fonte alimentare (farina di castagne). Il legno semiduro trova impiego soprattutto nella fabbricazione di mobili e pali di sostegno.
Indicazioni selvicolturali
I castagneti si dividono in due principali categorie in base al prodotto ottenuto dal bosco.

  • Palina di castagno, è un bosco ceduo con turno che può variare dai 20 a 30 anni, adatto alla produzione di assortimenti molto vari, dai rametti da intreccio ai pali per il sostegno dei cavi telefonici. La maggior parte dei boschi di questo tipo derivano da vecchi castagneti da frutto convertiti dopo l’abbandono delle zone montane. Più raro è trovare cedui di castagno derivanti da impianti appositi. I boschi con maggiore produzione si trovano in zone con terreni di derivazione vulcanica, ad esempio Monte Amiata e Sardegna che a fine turno possono raggiungere 13 – 20 m di altezza e 300 metri cubi di massa legnosa.
  • Castagneto da frutto, Impianto specializzato che per secoli ha garantito alle popolazioni montane il sostentamento. Diffuso largamente in sostituzione di altre specie a partire dal medioevo fino agli inizi del ‘900, quando è iniziato il declino dovuto principalmente all’abbandono della montagna. La superficie occupata da castagneti da frutto è passata da 500 mila ettari a poco più di 80 mila.
    L’impianto di un castagneto da frutto dovrebbe essere fatto con circa 200 – 300 piante per ettaro, che si ridurranno fino a 100 – 150 a fine turno. Tale riduzione è dovuta anche all’innesto (a spacco o a corona) che viene effettuato per propagare le cultivar da frutto.
    Importanti sono anche i boschi da legno, si allevano cultivar innestate come quelle da frutto per la produzione di legname adatto alla produzione di mobili ed altri manufatti.