L’ARCHEOLOGIA NEL SALVIANO

L’area della Marsica e quindi anche la Riserva del Salviano conserva numerose testimonianze del passaggio dei popoli e delle vicende storiche che hanno gravitato in questa parte d’Abruzzo. C’è una proposta molto interessante di creare un Parco Archeologico Fucense direttamente collegato alla Riserva Naturale del Salviano. Sarebbe un’opportunità unica per comprendere e divulgare la storia di questa terra e delle vicende che hanno portato ad avere il paesaggio che vediamo oggi.

Con il PAN emerge la volontà di creare una rete tematica che connetta elementi di pregio che si trovano dentro e fuori la Riserva. Il tema dell’archeologia è di forte impatto divulgativo e talmente ricco di elementi che può rappresentare un grande risorsa anche economica. Il patrimonio storico ed archeologico può essere fruito anche al di fuori delle teche museali. Anzi è di maggiore attrattiva e di maggior significatività far vivere aree archeologiche immerse nel loro contesto ambientale.

Circa la ricchezza conservata nell’area della Riserva e nell’area Fucenze  tutta sarebbe quasi impossibile riportarla in queste relazioni e forse non sarebbe nemmeno l’occasione opportuna.

Si riporta una relazione del Prof. Radmilli del “Dipartimento di Scienze Archeologiche di Pisa” che da un rapporto sull’area del Salviano e l’area Fucense circa l’epoca preistorica.

Il Monte Salviano è situato in un’area archeologica, la cui documentazione porta nuovi elementi per una migliore conoscenza della storia delle genti che vissero nel territorio del Fucino prima dei romani ed in pari tempo contribuisce a chiarire vari problemi della più antica storia dell’Umanità anche sul piano nazionale. Se dubbi sussistono ancora, perché pochissimi sono gli elementi. sulla presenza nel territorio del. Fucino dell’uomo cacciatore e raccoglitore paleolitico che durante i periodi interglaciali frequentò anche la parte interna dell’ Abruzzo. una ampia documentazione, abbiamo, invece, sulle popolazioni del Paleolitico superiore che si stanziarono nel Fucino dai 18 ai 10 mila anni orsono. Si tratta di cacciatori e raccoglitori che durante il periodo estivo svolgevano la caccia nelle zone montagnose, mentre durante l’inverno vivevano a valle abitando le grotte situate ai margini del lago.

Di queste genti esiste una ampia documentazione nelle grotta Clemente Trenci e riparo Maurizio, nella grotta di Venere dei Marsi, nella grotta di Ortucchio, nella grotta Punta e nella grotta “Maritza, sempre di Ortucchio, nella grotta Continenza di Trasacco e nella grotta Di Ciccio Felice di Avezzano.

Allorché, intorno ai 13 mila anni orsono il clima cominciò ad evolversi in senso continentale caldo, lo Stambecco, il Camoscio, la Marmotta raggiunsero le alte vette delle montagne, scomparve definitivamente il cavallo ed i cacciatori furono costretti ad adattarsi ad un nuovo tipo di caccia: al posto della caccia ai grossi mammiferi subentrò quella ai piccoli mammiferi, agli uccelli e la pesca nelle acque del lago. Questo nuovo tipo di economia comportava un sistema di vita piuttosto sedentario che creò presupposti e contribuì in modo decisivo alla affermazione di una nova economia basata sull’agricoltura, introdotta in Abruzzo circa 7 mila anni orsono. Il periodo di transizione tra queste due economie denominato Mesolitico è bene documentato nel Fucino in un insediamento all’aperto rinvenuto nella piana antistante l’attuale abitato di Ortucchio e nella grotta Continenza di Trasacco.

L’attività economica basata sull’agricoltura e sull’allevamento del bestiame propria delle nuove genti che arrivarono nel Fucino durante il Neolitico comportava un sistema di vita completamente diverso daquello dei tempi precedenti. Le grotte furono utilizzate solamente per svolgere pratiche culturali per le sepolture dei defunti, mentre gli abitati consistevano in villaggi all’aperto formati da capanne. Le genti che venivano in questi villaggi conducevano, pertanto, una vita pressoché sedentaria, dediti alla veniva dato all’allevamento del bestiame. Inoltre le nuove attività comportavano tutta una attrezzatura differente da quella dei tempi precedenti, quali la necessità di vasi per la cattura e per la conservazione delle derrate, venne così scoperta la ceramica.

I vari tipi di ceramica permettono di distinguere le diverse culture che si sono succedute durante il Neolitico ed anche in tempi successivi. Esistono così la corrente culturale della ceramica impressa caratterizzata dalla decorazione ad impressioni la quale è presente nel villaggio Neolitico Santo Stefano di Ortucchio e nella grotta Continenza, la corrente culturale della ceramica dipinta ecc.

Verso i 4200 anni da oggi arrivarono nel Fucino nuove popolazioni con una economia basata sulla pastorizia, le quali non essendo numerose si fusero con gli indigeni e diedero origine alla cultura Eneolitica di Ortucchio, che prende il nome da un villaggio all’aperto situato nella piana.

L’ età del bronzo e del ferro sono bene documentate sia nei depositi delle grotte che in villaggi all’aperto, quali, ad esempio il villaggio di Colle Longo. Esiste pure una ampia documentazione sulla presenza delle genti italiche nel Fucino: basti ricordare Angizia, la necropoli di Collelongo e di Amplero la interessante documentazione su culti e riti italici presente nella grotta di Ciccio Felice.

Non sussistono dubbi e lo dicono anche le fonti scritte che gli italici non erano popolazioni indigene, ma tuttavia è certo che fecero parte di questo nuovo ethonos le genti che ormai da millenni si erano stabilite nel Fucino. Abbiamo le prove in tale senso in base alle caratteristiche culturali riscontrate nella grotta Maritza. Questa grotta venne frequentata durante il Paleolitico superiore da gruppi umani che la utilizzarono anche per seppellire alcuni morti; si rinvenne infatti nel deposito lo scheletro di un bambino che era stato sepolto nella nuda terra. allorché la grotta fu resa pressoché impraticabile, per l’apporto di pietrisco dal versante, venne deposto in superficie il corpo di un adulto. Dal Neolitico in poi non essendo più praticabile la grotta venne frequentata I’ antistante riparo sotto roccia. consistente in una lieve inflessione della parete rocciosa che certamente non riparava l’uomo dalle intemperie, genti neolitiche che venivano in un villaggio all’aperto lasciarono nel riparo i resti di quattro individui forse sepolti in loro, oppure dovuti a riti che richiedevano il sacrificio umano. un bambino e un adulto forse il padre con la sua rete da pesca furono inumati in prossimità della parete rocciosa durante il neolitico. Il riparo continuò ad essere frequentato da genti dell’Età del bronzo e del ferro e da ultime, intorno al I secolo av. Cf., gli italici lasciarono in loco una stipe votiva formata da statuine e da organi del corpo in argilla con l’evidente intento di propiziarsi la grazia di qualche divinità del luogo. L ‘unico movente che si può ritenere valido per spiegare la frequentazione di questo scomodo riparo in un territorio dove esistono numerosi ed ampi ripari e grotte, sta nel fatto che è persistito sino in epoca romana il ricordo del luogo sacro ai paleolitici che avevano il culto degli antenati e dei defunti. Questo ricordo del luogo sacro dal paleolitico sino alla età romana viene dunque di attestare la persistenza di una tradizione orale durata oltre sette millenni senza soluzione di continuità, dalle popolazioni indigene dal Paleolitico superiore sino agli italici. E si potrebbero ricordare tanti riti e culti, quali ad esempio la singolare sepoltura di bambini cremati trovata nel livello neolitico a ceramica impressa della grotta Continenza che per il rituale trova confronti solamente con una sepoltura rinvenuta a Homenzuvasarhely-Gorzsa in Ungheria e in un focolare fittile scoperto a Schasbutg in Transilvania.

Nel territorio nel quale insiste il Monte Salviano per la ricchezza e per la varietà di resti archeologici si impone alla attenzione non solo degli studiosi ma anche del pubblico colto e comunque di tutti coloro che hanno passione per l’archeologia. Ritengo, pertanto che con una sistemazione le diverse grotte potrebbero essere visitate con particolari itinerari, sia dal mondo studentesco, in particolare quello delle Scuole Medie e Medie Superiori, sia dal mondo turistico tanto più che a Trasacco esiste un inizio di museo archeologico riguardante la più antica storia dell’uomo e che a Celano è quasi ultimata la sistemazione di un museo nel quale saranno esposti i materiali archeologici provenienti dal territorio del Fucino.