LA VEGETAZIONE… UN ORTO BOTANICO NATURALE

Alla scoperta del ricco patrimonio naturalistico del Salviano, un orto botanico naturale, habitat ideale per piante officinali. Il viaggio esplorativo nel mondo della flora spontanea in un’area simbolo della città, meta privilegiata dagli amanti dello sport, del relax, della pace e della meditazione, prende il via dalla casa del Pellegrino, location della mostra delle prime 300 specie censite da Fra Domenico Palombi su input del comune, l’esposizione segna l’avvio del progetto di valorizzazione del “tesoro verde” che circonda il Santuario della Madonna di Pietraquaria: le centinaia di specie già individuate, molto rare, saranno racchiuse in un volume, finanziato dal Comune, mirato a sostenere progetti a sfondo sociale. L’eden diventerà un orto botanico naturale con sentieri dedicati alle specie e utilizzati come percorsi didattici: linfa vitale per la mission del  Centro di educazione ambientale per far conoscere le piante del Salviano, le tecniche di essiccazione e il principio di sostenibilità ambientale

Dal punto di vista naturalistico la flora e le comunità vegetali presenti mostrano particolari fattori di pregio che la comunità europea ha riconosciuto d’importanza prioritaria ed ha inserito nella Rete Natura 2000 di cui il settore meridionale della Riserva fa parte. Partendo dalle considerazioni climatiche espresse in precedenza la flora fucense si sta selezionando ed adattando alle mutate condizioni climatiche dovute al prosciugamento del grande Lago Fucino, favorendo l’ingresso di specie capaci di resistere alle sempre più accentuate temperature minime invernali ed all’aridità estiva. La Piana del Fucino era, infatti, occupata, fino ad un secolo fa, dal 3° lago più vasto d’Italia con 155 kmq di superficie. Si trattava di un lago relitto un tempo perfino più esteso fino a comprendere i Piani Palentini. L’antico lago fu prosciugato e messo a coltura dalla seconda metà del secolo scorso comportando profondi mutamenti climatico-ambientali e socio-economici. Nello specifico di questa relazione verranno trattati i mutamenti di carattere ambientali. La presenza del Lago determinava nel clima locale uno spiccato carattere mediterraneo che si rispecchiava su di una vegetazione definibile extrazonale in quanto tipica di zone molto più vicine alla costa. Dal prosciugamento del bacino lacustre si è assistito ad una rapida “continentalizzazione” del clima e quindi dell’assetto vegetazionale. Allo stato attuale dal punto di vista corologico le piante prevalenti dell’area fucense sono quelle ad ampia distribuzione euro-asiatica e steppico-continentali. La vecchia flora mediterranea è rappresentata da specie relitte conservate in posizioni più riparate e favorevoli alle loro esigenze ecologiche. La vegetazione forestale lungo le sponde del lago ma anche lungo le pendici dei versanti montani, ai tempi della presenza del lago era fortemente condizionata da condizioni edafiche e climatiche molto più umide. Alle basse quote dei versanti dei monti che circondavano il grande lago abbondavano salici e pioppi a cui si aggiungevano tigli, olmi, frassini e farnie (nei settori meno acquitrinosi) per poi passare al bosco misto con prevalenza di Roverella fino ad una quota di circa 1000 m dove poi dominava il faggio. Come già detto gran parte degli antichi boschi sono stati tagliati per far posto ai pascoli ed alle coltivazioni, lasciando poche, ma ben distinguibili tracce di un passato in cui si poteva osservare una rigogliosa vegetazione mediterranea prosperare in un’area così impervia ed isolata dell’Appennino centrale. All’interno della Riserva sono state individuate 740 specie di piante, alcune delle quali di rara bellezza e localizzazione: il Salvione giallo, che da il nome alla Riserva (Phlomis fruticosa).

salvione_gialloQuesto elegante fiore, d’un bel giallo vistoso e dalla forma inconfondibile, è noto anche come Salvione giallo o Salvia di Gerusalemme, pur non essendo in realtà una vera Salvia. È una pianta rustica e non troppo frequente in Italia, tipica delle steppe aride mediterraneo-orientali, che dal litorale può risalire anche fino ad una certa altezza in zone particolarmente favorite climaticamente, prediligendo rupi e garighe calcaree bel soleggiate. Più diffusa nel Mezzogiorno d’ltalia, e specialmente in Puglia, trova una delle più importanti penetrazioni settentrionali in Abruzzo, sulle pendici del Monte Salviano nella Marsica Fucense. Può essere considerata, per la sua distinzione e bellezza, uno dei più qualificati”simboli naturalistici” del Monte Salviano”.

La flora della Riserva del Salviano si arricchisce di numerose specie endemiche dell’Appennino, ossia piante che per vari fattori d’isolamento si sono distinte dai loro ceppi genetici originari andando ad occupare porzioni di territorio ristrette. L’ambiente occupato da queste specie è rappresentato in prevalenza sempre dai pascoli aridi. Tra le specie endemiche che si ritrovano sul Monte Salviano si citano: Cerastium scarani, Cerastium tomentosum, Erysimum pseudorhaeticum, Linaria purpurea, Verbascum niveum. Un’altra particolare categoria di piante endemiche sono quelle denominate anfiadriatiche, ossia con un’areale ristretto alle coste del Mar Adriatico dell’Italia e della penisola Balcanica. Di queste specie nella Riserva sono presenti Chamaecytisus spinescens, Drypis spinosa, Globularia meridionalis. Altre specie importanti di flora e fauna presenti nella Riserva del Salviano sono: Buglussoides gasparrini, Buxus sempervirens – una specie rimasta ad occupare stazioni aperte e xerotermiche che una volta erano occupate dai querceti termofili di cui ne costituiva il sottobosco riuscendo ad adattarsi a condizioni di fortissima aridità e luminosità (questa pianta da origine ad un habitat riconosciuto dalla comunitàeuropea per il SIC Monte Salviano), Corylus avellana – è un arbusto delle radure e delle boscaglie a roverella che può essere utilizzata per opere d’ingegneria naturalistica per la grande facilità di effettuare ricacci dopo le potature ed inoltre i frutti di questa pianta sono particolarmente appetiti da diverse specie faunistiche, Evonymus europaeus – si ritrova nelle radure dei querceti dove costituisce un’importante fonte di cibo per la fauna selvatica insieme al nocciolo ed al ciliegio, Hyssopus officinalis subsp. pilifer – pianta profumata e particolarmente ricercata dalle api, ed infine Podospermum resedifolium – una pianta segnalata dallo studioso Tenore (1831) ma mai più rinvenuta, il Salvione roseo che è stato segnalato anche nel teramano, cosi pure la Viola di Kitabel Cristian; L’Ellebora di P. Baccone cistercense, è una pianta di origine sicula che nel centro Italia esiste solo sul Salviano. La dafne odorosa, tipica delle Alpi, si rinviene sul Salviano, come pure la Falcaria. La vecchia flora relitta si ritrova soprattutto nelle vaste praterie aride ed assolate che circondano la piana del Fucino ed in particolare lungo le pendici occidentali del Monte Salviano.

Le formazioni boschive del Salviano si presentano frammentate e spesso degradate a causa soprattutto degli ultimi incendi e del disboscamento che ha abbassato il limite superiore della vegetazione forestale lasciando spazio a fenomeni erosivi ed al conseguente ingresso di specie vegetali tipiche delle praterie xerotermiche secondarie (brometi).

Nei piani altitudinali più elevati del settore meridionale resistono popolamenti di faggio; nella fascia submontana sono presenti, invece, boschi caducifogli termoxerici con prevalenza di roverella (Quercus pubescens), orniello (Fraxinus ornus), e carpino nero (Ostrya carpinifolia) nei settori più freschi. Nelle zone dove l suolo è più profondo a queste specie si aggiungono il cerro (Quercus cerris) ed il castagno (Castanea sativa) ed ancora l’acero d’Ungheria (Acer obtusatum), il sorbo montano (Sorbus aria) e l’acero minore (Acer monspessulanum). Spostandosi verso Luco dei Marsi la cenosi forestale appare fitta e meno disturbata di quella propriamente racchiusa nella Riserva. Il bosco è principalmente costituito da roverella con ingressi di cerro, orniello e carpino. La minor pressione antropica esercitata su questo settore del Monte Salviano è da attribuire alla leggenda che fa corrispondere questi luoghi all’antico Bosco Sacro di Angizia. Plinio racconta che Angizia, sorella della maga Circe, “andò ad occupare i luoghi intorno al Fucino e poiché con la sua scienza salutare combatteva le malattie, quando cessò  di vivere fra gli uomini, fu li tenuta come una Dea”. Probabilmente proprio il forte radicamento di questo culto nel popolo marsicano ha salvato questo grande bosco, che in parte rientra nell’area SIC del Monte Salviano, dalla progressiva invadenza antropica. Diversi settori dai quali è stata eliminata la vegetazione forestale hanno subito diversi interventi di riforestazione con pino nero (Pinus nigra), cipresso (Cupressus sp.), Cedrus atlantica e Cedrus deodara.

pinetaSporadicamente si rileva anche la presenza di Pseudotsuga menziesii e Picea abies. Nel 1993 parte di questo territorio rimboschito ha subito un grande incendio a cui in seguito si è fatto fronte solo attraverso la rimozione delle piante carbonizzate lasciando spazio alla naturale ricolonizzazione da parte della vegetazione autoctona. Altre cenosi arboree da segnalare sono boschetti di Robinia pseudoacacia, lungo le scarpate, gli incolti e le aree degradate. Tra le robinie si ritrovano Prunus spinosa, Crataegus sp., Rosa canina, Clematis vitalba e Rubus sp.. Nelle radure dei boschi s’impiantano Juniperus communis, Juniperus oxycedrus, Corylus avellana e Laburnum anagyroides. Purtroppo a partire dalle zone degradate si nota una costante espansione dell’ailanto (Ailanthus altissima).

Cosa interessante da notare è la presenza dell’acero campestre nei settori più freschi dei versanti della Riserva. Circa l’acero campestre è importante notare che quello presente nel settore marsicano ha la particolarità di rappresentare una subspecie a se indicata come “marsicum”. Questa specie è stata descritta per la prima volta dallo studioso Giovanni Gussone (allievo di Tenore) che ha messo in mostra la differenza della morfologia del frutto rispetto al comune Acero campestre. Il frutto della subspecie marsicana presenta le ali del frutto orizzontali e rivolte verso l’interno a differenza dell’Acero campestre che le ha divaricate e rivolte verso l’esterno. Sarebbe interessante stabilire se quello che si trova nelle aree della Riserva sia appartenente alla suddetta subspecie.

La Riserva del Monte Salviano abbraccia la porzione di territorio SIC che rientra nel territorio comunale di Avezzano. Gli habitat maggiormente rappresentati nella porzione SIC ricadente nella Riserva sono: 6210 – “Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugli su substrato calcareo (Festuco – Brometalia)” e 6220 – “Percorsi sub steppici di graminacee e piante annue dei Thero- Brachypodietea”. Nella Riserva tali habitat non si presentano “puri” ma mescolati a mosaico insieme ad altre cenosi vegetali. Nel settore orientale e sud-orientale le praterie aride del Monte Salviano si ritrovano prevalentemente nelle ampie radure tra la boscaglia rada formata, come detto in precedenza, da querceti termofili con ingressi di altre specie arboree nei settori più freschi. Nel settore nordoccidentale dell’area SIC compresa all’interno della Riserva le praterie aride sono state manomesse dai rimboschimenti tentati in passato attraverso l’impianto del pino nero e del cipresso. Parte di questi rimboschimenti non hanno attecchito e parte sono stati distrutti dagli incendi.

Nonostante ciò, nel settore nord occidentale, i caratteri ambientali fondamentali che hanno portato alla formulazione della proposta d’inserimento del Monte Salviano all’interno della Rete Natura 2000 sono ben distinguibili e rappresentano un valore biologico ed attrattivo di notevole importanza.

Il mosaico vegetale aperto del settore orientale e sud orientale del SIC compreso all’interno della Riserva è sinonimo di un buono stato di conservazione in quanto si può leggere in questo la naturale successione ecologica che porta il prato arido a riformare lo strato di terreno utile alla vegetazione arbustiva ed arborea che tenderà poi alla condizione di massima espressione vegetale potenziale.

Insieme a questo carattere positivo osservabile su questo settore della Riserva, si nota una buona continuità della vegetazione naturale a testimonianza del basso disturbo antropico. Ad ulteriore testimonianza del buono stato di conservazione degli habitat di prateria arida (festuco – brometea) si riconoscono l’abbondante fioritura di orchidee che si osserva nel periodo estivo e la presenza della farfalla Hesperia (Sloperia) proto un Lepidottero raro, strettamente legato agli ambienti mediterranei.

L’areale di distribuzione italiano di questa specie comprende la Puglia, la Calabria e la Sicilia. Sarebbe interessante vedere se a questa importante presenza si accompagna un’ampia diversità biologica di Lepidotteri.

Fattori positivi di buono stato di conservazione si ritrovano anche nel settore occidentale del SIC compreso nella Riserva, dove però è poco evidente la naturale successione ecologica degli arbusteti a macchia. Questo fattore è dovuto all’eccessiva manomissione dell’ambiente da parte dell’uomo che, come già specificato, è intervenuto attraverso l’impianto di specie arboree non autoctone per il rimboschimento. Visto quanto già detto nell’analisi della vegetazione circa il carattere secondario di questo tipo di prateria xerica, si capisce come l’attività pastorale dell’uomo sta alla base del mantenimento di questo habitat riconosciuto dalla Comunità Europea. È importante quindi che la Riserva mantenga le tradizioni pastorali del territorio ma applichi regole e principi per una equa distribuzione del carico di bestiame sull’intero territorio utile al pascolamento. I siti con questa tipologia di vegetazione nell’Appennino centrale sono di fondamentale importanza per la presenza di lepri, caprioli, istrici, donnole,  e per la presenza degli uccelli predatori che vedono in questi ambienti.

I principali fattori di minaccia che incombono sugli habitat comunitari della Riserva sono:

  • Fenomeni di degradazione del suolo per compattazione dovuti a calpestio da pascolamento;
  • Localizzati episodi di erosione del suolo (idrica incanalata);
  • Pascolo non regolamentato; oltre all’eccesso di carico zootecnico è da evitare anche un abbandono totale del pascolamento, che determinerebbe una generalizzata ripresa delle dinamiche successionali naturali, con conseguente riduzione di habitat particolarmente interessanti per l’elevata biodiversità (come ad esempio le praterie dei Brometalia, con stupende fioriture di orchidee);
  • Incendi. In tal senso un grande lavoro di prevenzione degli incendi può essere fatto facendo conoscere ed apprezzare al pubblico le ricchezze di cui si è parlato stimolando così una maggiore consapevolezza e sensibilità verso un territorio così importante anche se così piccolo.

Sarebbe opportuno che la Riserva del Salviano inserisse tra le sue iniziative la formulazione un piano di sicurezza specifico teso a minimizzare il rischio degli incendi e gli effetti che questi potrebbero avere sul patrimonio naturale e culturale.

La flora micologica

Come per la vegetazione anche la composizione della comunità micologica del Salviano è stata influenzata dai mutamenti ambientali avvenuti nell’area fucense e sul Monte Salviano stesso. Si riconoscono specie fungine tipiche dell’epoca in cui nel fucino prosperavano le coltivazioni della vite e dell’ulivo, specie legate all’attuale condizione climatica e specie favorite dall’impianto di specie esotiche da rimboschimento. Anche gl’incendi che si sono succeduti a scapito delle pinete e dei prati hanno favorito l’istaurarsi di quella flora micologica pronta a colonizzare le aree incendiate. In totale sul Monte Salviano sono state censite 288 specie, 44 delle quali ascomiceti e 244 Basidiomiceti.