INVERTEBRATI

Circa gli invertebrati della Riserva in allegato si riporta una check list di certo assolutamente povera di conoscenze della grande biodiversità che sicuramente caratterizza la Riserva del Salviano. Il mondo degli invertebrati di sicuro merita approfondimenti più corposi in quanto, rappresentano degli indicatori ambientali di pregio. Di seguito si riporta un articolo scientifico redatto dalla dott.sa Ornella Marotta e della dott.sa Annamaria Zuppa del Dipartimento di Scienza Ambientali dell’Aquila. Le conoscenze sulla fauna appenninica, in particolare di quella ad Invertebrati, nonostante i notevoli sforzi fatti dagli studiosi, soprattutto negli ultimi decenni, sono ancora assai lacunose non solo perché limitate principalmente a pochi gruppi montuosi, ma altresì perché indagati a fondo possono considerarsi pochi gruppi privilegiati di Insetti come Ortotteri, Lepidotteri ed alcune famiglie di Coleotteri.

P6140382I Lepidotteri Ropaloceri, comunemente conosciute come Lepidotteri Ropaloceri, comunemente conosciute come farfalle diurne, sono un gruppo di animali particolarmente sensibili ai mutamenti ambientali. Specie vistose ma ampiamente diffuse sono presenti nei prati aridi e negli ex coltivi della Riserva; queste appartengono alle famiglie dei Papilionidi (Iphiclides podalirius Linné, Papilio machaon Linné ), dei Pieridi (Pieris rapae Linné, Leptidea sinapis Linné), dei Licenidi (Aricia agestis Denis & Schiffermüller, Lycaena tityrus Poda) dei Ninfalidi (Brenthis daphne Denis & Schiffermüller, Melitaea didyma Esper) e molte altre ancora. I dati sinora raccolti hanno permesso l’acquisizione di un primo quadro di insieme sul popolamento ad Invertebrati, ma altresì il ritrovamento di specie di notevole interesse faunistico e zoogeografico presenti nella Riserva Naturale Monte Salviano. Per alcune di esse, come ad esempio Involvulus aethiops Bach, raccolto lungo un piccolo canale che conserva alberi ed arbusti, uno studio più approfondito ha riguardato anche la biologia ed il comportamento di questo Coleottero Attelabide, la cui femmina depone le uova nei boccioli di Helianthemum (Cistacee). Sempre in questo ambiente sono stati rinvenuti Liparus dirus (Herbst), entità relitta, nota per l’Italia centrale di tre sole località e Ceutorhynchus caietani Colonnelli, raro endemismo appenninico. Nelle ricerche entomologiche vengono utilizzate tecniche di campionamento diversificate a seconda del tipo di fauna che si vuole raccogliere: il retino da sfalcio viene utilizzato per raccogliere le specie legate alla vegetazione erbacea e cespugliosa; il vaglio è uno strumento necessario per la raccolta delle specie che vivono o che si rifugiano nella lettiera; le trappole a caduta vengono utilizzate per quelle specie attere che si spostano nei vari orizzonti del suolo. E’ proprio con questa tecnica che è stato raccolto lo Stephanocleonus cicatricosus (Hoppe), Coleottero Curculionide distribuito nell’Europa centrale e meridionale e nell’Asia minore. In Italia questa specie è conosciuta di Piemonte, Veneto ed Abruzzo; nella Riserva è stato raccolto nei pascoli aridi lungo la statale 82 della Valle del Liri.

I dati sinora raccolti nella Riserva Naturale Monte Salviano hanno evidenziato in maniera chiara un fenomeno molto interessante già noto per la Valle Peligna e la Valle dell’Aterno, cioè la profonda penetrazione all’interno dell’Abruzzo di elementi termofili mediterranei unitamente alla presenza di elementi steppici spesso endemici appenninici. Il mantenimento di questa fauna termofila nella Riserva Naturale Monte Salviano, oltre che da fattori climatici è indubbiamente favorita anche dalla natura calcarea del territorio e dall’esposizione. Conoscere il patrimonio faunistico di questa Riserva Naturale è la base insostituibile per la conservazione nel tempo di questa terra e per educare le nuove generazioni al rispetto del mondo in cui viviamo.

Hesperia (Sloperia) proto (Ochsenheimer – 1808)

Questa graziosa farfalla, il cui nome volgare potrebbe essere Grande Esperia grigia, ha diffusione transadriatica ma è piuttosto rara in Italia, dove era nota del Mezzogiorno e soprattutto di Puglia e Sicilia -ma è stata più recentemente scoperta anche sul Monte Salviano. È interessante constatare che il Salvione giallo rappresenta una delle sue piante ospiti preferite, anche se non la sola, ciò che potrebbe forse contribuire a spiegarne la rarità e la distribuzione discontinua”.